LE SITUAZIONI CHE UN GENITORE VIAGGIATORE TEME DI PIU’ (e che inevitabilmente accadono) | Don’t give up parents

Fare i genitori è già di per sé un lavoro parecchio impegnativo, che richiede tempo, pazienza e voglia di fare. Molte persone che hanno famiglia, lavoro e casa da gestire difficilmente riescono a pensare anche a viaggi che richiedono mesi di organizzazione e ulteriore pazienza oltre a tanta energia. In natura esiste, però, anche chi prima di diventare genitore, aveva una spasmodica voglia di viaggiare e che, con l’arrivo dei figli, non è disposto a rinunciarvi nonostante le notevoli difficoltà che sa che dovrà affrontare. Sono i cosiddetti “genitori viaggiatori”,  che amano viaggiare e fare tour itineranti sempre con i figli e famiglia appresso. E’ una categoria a cui appartiene gente tosta e di solito ammirata da chi, per motivi più o meno seri, ha rinunciato a grandi avventure e si è serenamente adagiato a vacanze comode e vicine a casa per non correre alcun rischio. In realtà consolatevi: che usciate o meno dalla vostra comfort zone, se viaggiate con i figli al seguito vi divertirete senz’altro di più ma dovrete spesso fare i conti con inconvenienti classificabili come “assolutamente normali”. Noi, che ci sentiamo parte di questa categoria, condividiamo con voi spiacevoli e temibili situazioni che possono presentarsi (e che ci si sono presentate) prima o durante un viaggio. Questo per permettervi di affrontarle più serenamente e per far sì che non rinunciate a viaggi “impegnativi” solo perché pensate di essere gli unici ad aver dovuto affrontare le 10 fatiche di Ercole in viaggio con i vostri pargoli.

E’ assolutamente normale che si possa presentare:

1) LA FEBBRE (o più in generale le malattie stagionali, da non confondere con le patologie serie).

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La febbre è un meccanismo di difesa del corpo per combattere un agente esterno termolabile (che si può distruggere con il calore) nocivo al nostro organismo.  Può essere indicatore di malattie gravi, ma anche di semplici influenze. In questo articolo parleremo di febbre conseguente a influenze stagionali solitamente di origine virale. Ogni volta che compare la febbre a vostro figlio, non sottovalutatela ma contattate sempre il vostro pediatra di fiducia per sapere come è meglio agire.

La febbre che colpisce i figli dei genitori viaggiatori compare di solito qualche giorno prima della partenza o durante il viaggio, anche se magari nei mesi precedenti vostro figlio non si è mai ammalato. I motivi certi non sono noti, capita e basta! Al nostro bimbo è venuta la febbre a metà della prima vacanza a più di 7 ore da casa e due giorni prima della partenza per una settimana alle Maldive (e ahimè molte altre volte in cui partivamo per gite semplici nel weekend). Risultato: nel primo caso abbiamo passato 3 giorni in camera d’hotel e abbiamo deciso di non tornare a casa, nel secondo caso dopo aver passato notti insonni a ragionare sul da farsi, siamo partiti portando con noi il bimbo con 38,5°C di febbre perché a detta del pediatra “andavamo al caldo in un isola in mezzo al mare e avrebbe giovato al bambino fare 24h al giorno di aerosol naturale!”. In realtà la tensione in quei giorni è stata considerevole perché il dubbio che angoscia qualsiasi genitore è sempre quello di poter mettere a rischio la salute del proprio figlio, ma se vi affidate al consiglio di una figura sanitaria competente la situazione può essere assolutamente gestibile. Se decidete a vostro rischio e pericolo di leggere esperienze sul web sappiate discernere tra fonti attendibili e quelle che non lo sono per niente, ed evitate di farvi contagiare da racconti di persone che diffondono solo terrorismo psicologico! Il nostro pediatra, persona di cui ci fidiamo per le competenze che ci ha dimostrato negli anni, ci aveva raccomandato di tenere il bimbo all’ombra e di farlo visitare giornalmente dal medico dell’isola (il quale gli ha “ascoltato” i polmoni per vedere se fosse il caso di procedere o meno con la terapia antibiotica, che per sicurezza avevamo in valigia). Sarebbe una bugia dirvi che ci siamo goduti il viaggio appieno e senza pensieri, ma se ci chiedete se ne è valsa la pena la risposta è al 100% positiva. E’ vero che si sarebbe potuti andare un’altra volta per sicurezza, ma vi assicuro che alla salute di nostro figlio ha giovato più stare al mare che stare a casa in Pianura Padana.

La soluzione è non farsi prendere dal panico, non avere insensati sensi di colpa e non domandarsi troppi perché (si sarà ammalato perché non l’ho tenuto in casa? Sarà colpa della nonna che l’ha portato al parco a giocare in pieno inverno? Sarà perché non gli ho fatto la spremuta di arancia tutte le mattine?).

I bambini si possono ammalare, anzi devono ammalarsi per far sì che si rinforzi il proprio sistema immunitario. E’ tutto normale.

La fortuna certo potrebbe fare la sua parte, ma non sempre viene in aiuto a noi genitori viaggiatori. Dunque se potete: mettete da parte la paura, ascoltate uno specialista sanitario, usate il buon senso e, se possibile, partite ugualmente.

 

2) IL SONNO DISTURBATO

Vi capita mai di programmare una gita in giornata nel weekend e di passare la notte prima completamente svegli? Per poi non parlare delle “notti in bianco” che dovete affrontare nei primi anni con i bimbi per l’adattamento ai nuovi ambienti, all’altitudine in montagna o all’aria di mare. Se vostro figlio fino alla notte prima aveva iniziato a dormire 8 ore consecutive dopo anni di agonie, quando state per partire per una vacanza o i primi giorni che siete là può capitare che ricominci ad avere risvegli insoliti. E’, ahinoi, normalissimo! I nostri figli, quando c’è in programma una partenza, decidono bene di avere il sonno disturbato nelle notti precedenti. Ciò può essere causato dall’atmosfera tesa della “paura di dimenticare qualcosa”, ma più che altro dalla loro capacità innata di capire e percepire le vostre più profonde emozioni. Anche i primi weekend in montagna non sono stati sempre in discesa perché il nostro bimbo ha spesso sofferto il cambio di altitudine e la prima notte era sempre un po’ “disturbato”. Tenendo conto del fatto che la nostra vacanza durava giusto un weekend, se eravamo fortunati dormivamo una notte su due.

La soluzione non è imprecare e chiedersi se è mai possibile che possa capitare spesso così, ma è quella di fare un bel respiro profondo e portare pazienza. Ebbene sì, a forza di abituarli ai cambiamenti, i vostri figli prima o poi si adatteranno a qualsiasi nuovo ambiente e anche il loro sonno migliorerà. Al nostro bimbo non ci è voluto molto tempo, ve lo assicuriamo. La sua felicità e i suoi progressi sulla neve o nel trekking ci hanno sempre fatto dimenticare qualsiasi fatica e ogni volta che avevamo la possibilità non abbiamo mai smesso di portarlo in giro. Lavorate anche sulla vostra “ansia da partenza”, prendetevi più tempo per i preparativi e non allarmatevi all’ultimo momento se manca qualcosa.

Se cercate di vivere e far vivere ai vostri figli la partenza serenamente e se non vi demoralizzate facilmente riuscirete senz’altro a dormire tutti sonni più tranquilli e non dovrete più rinunciare alla bellezza di una gita insieme.

3) IL PROBLEMA DELLA PAPPA (svezzamento, prime pappe e abitudini alimentari)

Spesso ho parlato con genitori che vedono come problema insormontabile quello della pappa in vacanza. La fase dell’allattamento o del latte artificiale, a mio avviso e se la mamma se la sente, è la fase in cui viaggiare è più semplice e gestibile per diversi motivi: il bimbo dorme molto, “mangia” solo latte, può essere trasportato facilmente ovunque in una fascia, si può allattare senza vergogna in moltissimi luoghi del mondo e sono presenti dappertutto specifiche aree in cui è possibile preparare il latte artificiale.

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Nel periodo dello svezzamento il segreto è l’organizzazione. Qualsiasi struttura con cucina può prepararvi un bordino di verdure, oppure in commercio esistono già prodotti liofilizzati o omogenizzati di verdure che potete portare con voi e preparare velocemente. Per far fronte ad ogni evenienza mettete in valigia una o più confezioni di pastina o semolino, due bavaglini, due cucchiaini e un paio di contenitori per conservare la pappa (noi riutilizziamo spesso i barattoli degli omogeneizzati anche se essendo in vetro è un po’ rischioso). Durante lo svezzamento di entrambi i figli non abbiamo mai fatto viaggi in luoghi esotici, quindi se scegliete mete in cui sapete che il cibo per bambini è scarsamente reperibile portatevi per sicurezza tutto l’occorrente. Se andate in hotel con mezza pensione chiedete di farvi il brodo per almeno due volte così da poter organizzarvi sia a pranzo che a cena. Ovunque siamo andati con il nostro contenitore di pappa già pronta abbiamo solo chiesto di riscaldarla e di aggiungere un cucchiaino di parmigiano. Non abbiate paura che il cambio di ambiente non faccia mangiare il vostro bimbo. Se voi siete tranquilli, ai vostri bambini non cambierà nulla mangiare seduti sul passeggino di fronte ad un lago oppure in un seggiolone al ristorante.

4) I “BISOGNI”

Il momento cambio del pannolino non può e non deve essere un limite. Se non dimenticate i pannolini a casa, il vostro bimbo lo potete cambiare veramente ovunque. Ultimamente ho viaggiato con mamme che cambiano pannolini con pipì alle loro bimbe di due anni anche in piedi con una maestria e una velocità pazzesca. Un piccolo irrilevante problema si può porre, invece, quando siete nel periodo dello “spannolinamento”. Lì ci si può documentare, si possono leggere libri sul tema ai bimbi, ma se magari avete un programma un viaggio non in una località di mare il nostro consiglio è di provare a togliere il pannolino dopo il rientro.

5) LE ORE DI MACCHINA O LE ORE DI VOLO

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Una carissima amica ad Aprile aveva già pianificato di passare le vacanze natalizie alle Hawaii con i suoi tre bambini. Dopo una vacanza in Sardegna con un’ora soltanto di aereo (che si è rivelata peggio di un incubo), ha subito dimenticato le Hawaii e ha optato per una vacanza in montagna a meno di due ore da casa. Lei è stata brava e ha avuto il coraggio comunque di non rinunciare ad una vacanza con i tre figli e ad accettare il fatto che spesso non serve farsi troppi programmi, l’importante è non stare a casa. Il partire comunque serve ad arricchire il bagaglio di esperienze sia dei genitori che dei figli (come in tutte le cose della vita anche in questo caso occorrono tempo e perseveranza!). Generalmente più si viaggia insieme, più si impara a conoscersi e più  si riesce a capire come godersi pienamente una vacanza tutti insieme. La macchina per tanti nei primi anni di vita rappresenta un’agonia. Anche a voi è capitato che vostro figlio, una volta allacciata la cintura di sicurezza, vi abbia lanciato urla  che finora avevate sentito solo nel film dell’esorcista? Non arrendetevi! Adottate precauzioni tipo partenza all’ora del riposino, armatevi di canzoncine da bambini e se potete programmate partenze “intelligenti” (oltre a dire una preghiera per non trovare incidenti e traffico improvviso e non calcolabile). Oltre ad abituarsi di anno in anno anche alla bellezza del viaggio in sé, vedrete che i bimbi arriveranno addirittura a capire da soli come inventarsi passatempi per combattere la noia durante i viaggi che durano più di 2-3 ore. Nei primi anni per noi sono stati molto utili libri-gioco (il “libro-valigetta di Geronimo Stilton” oltre a stimolare la fantasia di Filippo ha fatto divertire anche mamma e papà), giochi inventati e canzoncine da viaggio. Purtroppo tra tutti i mezzi di trasporto, l’aereo è quello che non permette sempre di guardare fuori il paesaggio, quindi solo nel caso dobbiate intraprendere viaggi con molte ore di volo, vi consigliamo di tenere come ultima opzione anche un tablet con cartoni scelti da voi e senza giochi ipnotizzanti. Negli ultimi anni, dopo vacanze sì e vacanze no, siamo riusciti ad affrontare molti itinerari on the road con i due bimbi e il cane con molta più tranquillità. La classica e assillante domanda “quanto manca” ripetuta ogni volta dopo 10 minuti dalla partenza o ogniqualvolta che un passatempo è finito non siamo ancora riusciti ad eliminarla definitivamente dal vocabolario del bimbo, ma ci stiamo lavorando e a questa tematica dedicheremo un futuro articolo quando troveremo una soluzione da suggerirvi.

Riassumendo: se volete partire e riuscire a visitare più tappe, oppure a prendere un aereo e riuscire a sopravvivere ai vostri figli per più di tre ore le nostre soluzioni sono tre:

  1. step by step: se avete voglia di fare il giro del mondo ma con i bambini non ve la sentite, partite da viaggi meno impegnativi ma partite comunque perché fare  esperienza insieme serve sempre. Negli anni se non demordete riuscirete a fare viaggi insieme sempre più “fighi”;
  2. Documentatevi ed attorniatevi di persone stimolanti: non partite impreparati. Leggete guide, blog e fonti attendibili e rassicuranti. Non fatevi contagiare o limitare dalle persone che non hanno la vostra stessa passione e che amano fare terrorismo psicologico;
  3. Cercate di essere propositivi e fantasiosi in viaggio: ci vuole tempo per conoscersi e anche per capire come fare per far sì che il viaggio risulti piacevole per tutta la famiglia.

Non dimenticate che fortuna, perseveranza e coraggio sono sempre tre elementi imprescindibili se volete intraprendere qualsiasi nuova avventura con i vostri bimbi.

6) LA FOTO PERFETTA (da dimenticare)

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Copia di DSC_0451

Le foto sono un bellissimo ricordo e, se fatte bene, sicuramente a tutti fa piacere vederle incorniciate o semplicemente riguardarle per ricordare dettagli del viaggio che nel tempo possono sfuggire. Sappiate che i bimbi, però, non sempre amano mettersi in posa davanti ad ogni monumento o, almeno i nostri, quasi mai. Quindi, che siate appassionati o meno, se siete alla ricerca della foto perfetta con i bimbi armatevi di tanta tanta tanta pazienza e di numerosi tentativi oppure accontentatevi di un risultato diverso da quello sperato 🙂 Se siete genitori particolarmente bravi nel saper trasformare ogni momento in gioco, di  sicuro otterrete in cambio dai vostri bimbi scatti non perfetti, ma certamente memorabili. Ciò che decidete di trasmettere voi con una foto, sappiate che non interessa ai vostri figli. Loro amano la spontaneità e spesso, per divertimento, anche fare il contrario di quello che gli chiedete.

Soluzione: per ottenere una bella foto ricordo in famiglia, non siate troppo esigenti. Per lo scatto perfetto ci vogliono tanta fortuna e pazienza. Altrimenti mettetevi in posa voi e lasciate la massima libertà di espressione ai vostri figli.

Se cercate di dare spazio alla fantasia dei più piccini, loro sicuramente sapranno come lasciarvi a bocca aperta!

Con questo articolo abbiamo voluto condividere esperienze realmente successe per mettervi in guardia contro situazioni che possono capitarvi e per far sì che voi possiate rassicurarvi nel caso vi si presentassero.

#dontgiveupparents

Chiara e Alessandro,

mom and dad of @thetravellingoldenfamily

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